Solstizio d’Estate: San Giovanni Battista e il Mistero delle Due Porte

Molto prima che sorgessero le grandi religioni monoteistiche, molto prima che filosofi, teologi e iniziati cercassero di interpretarne il significato, l’uomo osservava il Sole.

Lo osservava sorgere e tramontare, crescere e diminuire nel cielo, scandire il ritmo delle stagioni e determinare il destino dei raccolti, degli animali e della stessa sopravvivenza delle comunità umane. Tra tutti i momenti dell’anno, due apparivano particolarmente misteriosi: i solstizi.

Per alcuni giorni il Sole sembrava fermarsi. La sua corsa raggiungeva un limite estremo prima di invertire lentamente la direzione. Da qui deriva il termine latino solstitium, il “Sole fermo”.

Per gli uomini del mondo antico questi momenti non rappresentavano semplicemente eventi astronomici. Essi erano percepiti come autentiche soglie del tempo. Il cielo non era considerato uno spazio vuoto popolato da corpi celesti, ma un libro sacro nel quale si manifestavano le leggi che governano il cosmo e la vita umana.

I sacerdoti della Mesopotamia osservavano con attenzione il movimento degli astri, convinti che il firmamento fosse il linguaggio stesso degli dèi. In Egitto il percorso del Sole era associato al viaggio quotidiano di Ra attraverso il mondo visibile e quello invisibile. I Greci interpretarono il cielo attraverso il linguaggio del mito e della filosofia, mentre i Romani svilupparono il simbolismo delle soglie e dei passaggi nella figura di Giano, il dio dalle due facce che osserva contemporaneamente il passato e il futuro.

Templi, osservatori astronomici e monumenti sacri furono costruiti per individuare con precisione questi momenti. Da Stonehenge alle piramidi, dai santuari mesopotamici ai templi egizi, il rapporto tra il Sole e il sacro attraversa l’intera storia dell’umanità.

In tutte queste tradizioni il Solstizio d’Estate e il Solstizio d’Inverno segnavano momenti privilegiati nei quali il rapporto tra il mondo umano e quello divino sembrava farsi più vicino. Non è quindi sorprendente che tali date abbiano conservato una straordinaria importanza anche con l’avvento del Cristianesimo.

Quando la nuova religione si diffuse nel mondo mediterraneo non cancellò completamente il patrimonio simbolico che l’aveva preceduta. Molti elementi furono reinterpretati alla luce della nuova fede. Fu così che la festa di San Giovanni Battista venne collocata il 24 giugno, in prossimità del Solstizio d’Estate, mentre quella di San Giovanni Evangelista fu fissata il 27 dicembre, pochi giorni dopo il Solstizio d’Inverno.

Questa scelta possiede una profondità simbolica che va ben oltre il semplice calendario liturgico.

San Giovanni Battista nasce infatti nel momento in cui la luce raggiunge il suo massimo splendore annuale. Dopo il Solstizio d’Estate le giornate iniziano lentamente ad accorciarsi. La luce visibile, giunta al culmine, comincia il proprio declino.

La tradizione cristiana ha visto in questo fenomeno naturale una perfetta rappresentazione delle parole pronunciate dal Battista:

«Egli deve crescere; io invece diminuire.»

Non si tratta soltanto di una dichiarazione di umiltà nei confronti del Cristo. È anche una straordinaria immagine cosmica. Giovanni rappresenta ciò che prepara la via. Una volta annunciata la Luce, il suo compito si conclude. Egli si ritira affinché possa manifestarsi ciò che è più grande di lui.

La natura stessa sembra ripetere questo insegnamento. Nel momento della massima espansione della luce inizia il suo graduale ridimensionamento.

San Giovanni Evangelista occupa invece il polo opposto del ciclo. La sua festa cade dopo il Solstizio d’Inverno, quando le giornate ricominciano ad allungarsi e la luce sembra rinascere dalle tenebre. Se il Battista rappresenta la preparazione e l’annuncio, l’Evangelista rappresenta la contemplazione e la comprensione del Mistero.

Non è casuale che il suo Vangelo si apra con una delle affermazioni più profonde della spiritualità occidentale:

«In principio era il Verbo, e il Verbo era presso Dio, e il Verbo era Dio.»

I due Giovanni diventano così figure complementari. Il primo prepara il cammino. Il secondo ne rivela il significato.

Per comprendere pienamente questo simbolismo è necessario fare un passo ulteriore e guardare a una tradizione ancora più antica.

Nella filosofia neoplatonica e nelle correnti sapienziali del mondo classico esisteva una dottrina affascinante che vedeva nei due solstizi molto più che semplici fenomeni astronomici. Essi erano considerati due autentiche porte cosmiche, due soglie attraverso le quali si svolgeva il misterioso viaggio dell’anima.

Secondo questa concezione il Solstizio d’Estate era associato alla Porta degli Uomini, mentre il Solstizio d’Inverno era associato alla Porta degli Dei.

La formulazione più nota di questa dottrina si trova nell’Antro delle Ninfe di Porfirio, ma le sue radici affondano in tradizioni molto più antiche. Alcuni studiosi hanno individuato analogie con il pitagorismo, con l’orfismo e persino con la sapienza vedica dell’India.

Nelle Upanishad troviamo infatti il tema delle due vie postume dell’anima: il Devayana, la Via degli Dei, e il Pitriyana, la Via degli Antenati. La prima conduce alla liberazione e al ritorno verso il Principio; la seconda riporta l’anima nel ciclo delle nascite e delle morti. Pur appartenendo a contesti culturali differenti, queste concezioni condividono una medesima intuizione: il cosmo non è separato dalla vita spirituale dell’uomo, ma ne costituisce il riflesso visibile.

Nel mondo greco-romano la Porta degli Uomini venne associata al segno del Cancro e al Solstizio d’Estate. Essa rappresentava simbolicamente la discesa dell’anima nella manifestazione, il suo ingresso nel mondo della materia, dell’esperienza e della prova. La Porta degli Dei venne invece associata al Capricorno e al Solstizio d’Inverno. Attraverso di essa l’anima, dopo aver completato il proprio cammino, ritornava verso la propria origine divina.

Naturalmente non si tratta di una geografia dell’aldilà nel senso letterale del termine. Siamo nel territorio del simbolo. Le due porte descrivono le due direzioni fondamentali dell’esistenza: la discesa nello spazio e nel tempo e il ritorno alla sorgente dell’essere.

Quando il Cristianesimo colloca San Giovanni Battista accanto al Solstizio d’Estate e San Giovanni Evangelista accanto al Solstizio d’Inverno, molti autori hanno visto una straordinaria continuità con questo patrimonio simbolico.

Il Battista diviene allora il custode della Porta degli Uomini. Egli presiede simbolicamente all’ingresso nel mondo dell’esperienza. È colui che annuncia l’inizio del cammino, colui che prepara la strada, colui che introduce l’uomo nella dimensione della ricerca.

L’Evangelista diviene invece il custode della Porta degli Dei. Il suo Vangelo si apre con il mistero del Logos eterno e conduce lo sguardo verso il Principio. Se il Battista indica il sentiero, l’Evangelista ne mostra la meta.

Tra queste due figure si dispiega l’intera avventura dell’esistenza umana. Nascita e ritorno, ricerca e conoscenza, manifestazione e reintegrazione. Le due porte delimitano simbolicamente il percorso che ogni essere umano è chiamato a compiere.

In questo contesto assume particolare rilievo anche la figura di Giano. Antichissima divinità romana delle porte e dei passaggi, Giano custodiva ogni inizio e ogni cambiamento. Le sue due facce osservavano simultaneamente ciò che è stato e ciò che sarà. Egli era il signore delle soglie, il guardiano dei passaggi e il custode delle chiavi.

Non pochi studiosi hanno osservato come i due Giovanni abbiano progressivamente assunto, nel simbolismo cristiano, alcune delle funzioni attribuite a Giano nel mondo antico. Le due feste solstiziali sembrano infatti custodire le porte del tempo così come Giano custodiva le porte del cosmo.

È però nel contesto iniziatico e massonico che la figura del Battista assume una rilevanza particolare.

Oggi si parla spesso dei “Due San Giovanni” come patroni della Massoneria. L’affermazione è corretta, ma rischia di nascondere un importante dato storico.

Le più antiche Logge operative inglesi e scozzesi risultano infatti dedicate principalmente a San Giovanni Battista. Soltanto in seguito si diffuse in maniera stabile la doppia dedicazione a San Giovanni Battista e San Giovanni Evangelista. Anche le Costituzioni di Anderson del 1723 testimoniano la particolare importanza attribuita al Battista nella tradizione massonica delle origini.

Se dovessimo individuare la figura giovannea più strettamente legata alla nascita e allo sviluppo della tradizione massonica, dovremmo quindi indicare senza esitazione San Giovanni Battista.

Per comprendere il motivo di questa preferenza è necessario andare oltre la semplice dimensione storica e osservare il suo significato simbolico.

Giovanni vive nel deserto. Nelle tradizioni sapienziali il deserto non è soltanto un luogo geografico. È il simbolo dello spogliamento. È lo spazio nel quale l’uomo si trova solo davanti a sé stesso, privo delle sicurezze e delle distrazioni offerte dal mondo.

Non è un caso che molti grandi iniziatori abbiano attraversato il deserto. Mosè vi trascorse quarant’anni. Elia vi ricevette la rivelazione della voce sottile. Gesù vi affrontò la prova delle tentazioni. Il deserto rappresenta il luogo della preparazione.

Anche il battesimo praticato da Giovanni possiede una valenza che va oltre il semplice rito religioso. L’acqua è uno dei più antichi simboli di purificazione e rigenerazione. Immergersi nelle acque significa abbandonare una condizione precedente per rinascere a una vita nuova.

Per questa ragione il Battista rappresenta perfettamente il lavoro preliminare che precede ogni autentico percorso iniziatico.

Nessuno può accedere alla conoscenza senza prima trasformare sé stesso.

Nessuno può aspirare alla luce senza prima riconoscere le proprie ombre.

Nessuno può costruire il Tempio interiore senza aver lavorato sulla pietra grezza della propria natura.

È proprio qui che il simbolismo massonico incontra quello giovanneo.

La Massoneria non promette una conoscenza immediata né una verità consegnata dall’esterno. Essa propone un metodo di lavoro. Prima di costruire occorre sgrossare. Prima di elevare occorre rettificare. Prima di comprendere occorre imparare ad ascoltare.

Il Battista incarna precisamente questa fase del cammino. Egli non rappresenta il compimento, ma la preparazione. Non rappresenta il Tempio terminato, ma il terreno sul quale il Tempio potrà essere edificato.

Per questo motivo la sua figura appare straordinariamente vicina allo spirito delle antiche Logge operative e della successiva Massoneria speculativa. Giovanni non è il maestro che distribuisce certezze; è colui che invita a prepararsi per poterle ricevere.

L’Evangelista svolge invece una funzione diversa ma complementare. Se il Battista è l’iniziatore, l’Evangelista è il contemplativo. Se il primo prepara il terreno, il secondo introduce nel mistero del Verbo. Se il primo rappresenta il lavoro, il secondo rappresenta la comprensione.

Per questo la tradizione massonica ha finito per collocare simbolicamente le proprie Logge tra i due Giovanni, riconoscendo in essi i custodi delle due estremità del cammino iniziatico.

Osservato da questa prospettiva, il Solstizio d’Estate assume un significato che va ben oltre la semplice ricorrenza stagionale. Esso ci ricorda che ogni crescita contiene già il principio della diminuzione, che ogni culmine prepara una trasformazione e che ogni autentico percorso spirituale richiede la capacità di lasciare spazio a qualcosa di più grande di noi.

Forse è proprio questa la lezione più profonda custodita dalla figura di San Giovanni Battista. In un mondo che invita continuamente all’affermazione personale, egli continua a indicare una via diversa. Non la via dell’espansione dell’io, ma quella della sua progressiva trasparenza alla Luce.

Come il Sole che, raggiunto il punto più alto del suo cammino, inizia lentamente a declinare, così l’uomo che cerca la conoscenza è chiamato a comprendere che la vera grandezza non consiste nell’occupare il centro della scena, ma nel riconoscere la presenza di un Principio che lo supera e lo illumina.

È questa la soglia che il Battista custodisce. Ed è forse per questo che, ancora oggi, il suo nome continua a risuonare nelle tradizioni popolari, nelle chiese e nelle Logge come il nome del guardiano di una delle più antiche e misteriose porte del tempo.

augusto.favia@gmail.com

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